24/04/2020 – “Stratagemmi umoristici per prepararsi al futuro”

Articolo a cura di Matteo Andreone.

Quando vogliamo (o dobbiamo) fare qualcosa, raggiungere un obiettivo, ottenere un risultato, ognuno di noi fa affidamento sulle proprie migliori capacità, utilizza i mezzi più adatti tra quelli a disposizione e mette in atto le procedure che ha imparato essere utili al raggiungimento dello scopo.

Ci hanno infatti insegnato a basarci sui mezzi di cui disponiamo e sull’esperienza e i consigli degli altri, per evitare il più possibile di commettere errori e per ottenere il risultato che vogliamo nel modo più diretto e veloce.

E’ un ottimo insegnamento: l’evoluzione della nostra specie è stata resa possibile anche grazie alla capacità umana di imparare dagli errori e di far tesoro dell’esperienza di tutti per migliorare (o almeno di modificare) noi stessi e le cose intorno a noi.

Se per esempio devo spostarmi da un punto A a un punto B, cercherò di capire qual’è il procedimento Y (il mezzo migliore per muovermi, l’orario ideale per farlo e il percorso più veloce da compiere).

Se stabilisco che è l’automobile, allora mi assicurerò di avere in tasca la patente, salirò sulla vettura, accenderò il motore, farò carburante e prenderò l’autostrada la mattina presto per raggiungere (a una velocità consentita) il punto B.

Siamo stati anche molto fortunati, come specie intendo, perché avendo conservato la primordiale capacità di trasformare tutto in abitudine, sappiamo rendere quasi automatiche molte delle nostre azioni.

Ciò consente al nostro cervello di non doversi concentrare su ogni cosa, anche complessa, che facciamo quotidianamente (camminare, guidare, guardare la tv o utilizzare i social) e permettendogli di pensare a altro.

Ma questa fortuna si paga, poiché se da una parte la grande capacità di trasformare in automatismo ogni azione ricorrente ci aiuta a non sprecare troppe energie psichiche, dall’altra ci rende difficile adattarci al nuovo.

È più semplice lasciare gli oggetti che ci appartengono, cambiare casa, partner, abbigliamento e forma del naso piuttosto che abbandonare o trasformare le proprie abitudini.

Se l’esempio dell’automobile e del percorso da A a B vi ha fatto dolorosamente ritornare alla mente i bei tempi passati (in cui potevate uscire di casa, recarvi da qualche parte a fare qualcosa insieme a altra gente e tornare la sera, senza sentirvi in pericolo o colpevoli di qualcosa), sappiate che è voluto.

Tra pochi giorni infatti questo strano periodo, sospeso tra la voglia di cambiamento e il desiderio di tornare alle vecchie abitudini, terminerà e tutti dovremo riprendere a vivere all’esterno delle nostre case, provando a ripensare la nostra quotidianità e cercando un faticoso equilibrio tra vecchie consuetudini e nuove pratiche.

In realtà le competenze e le procedure messe abitualmente in atto ieri potrebbero essere non più adatte alla realtà che ci troveremo domani.

Per meglio agire nella realtà di domani sarebbe utile non solo avere le capacità giuste, conoscere tutte le procedure e averle sperimentate più e più volte in ogni occasione, ma imparare a capire e a adattarsi ai vari tipi di ambiente, di condizione e di percorso, in modo da saperne gestire le difficoltà e di decidere sempre qual è la soluzione giusta da mettere in atto nel momento giusto.

In questo senso, la cosa più utile sarebbe di imparare a trasgredire tutte le regole cui ci eravamo abituati, di imparare a improvvisare, non costringendoci a schemi fissi di reazione ma adattandoci alle circostanze.

Per restare alla nostra metafora iniziale e calarla nel presente, sarebbe utile che, terminato questo lockdown, sapessimo agire diversamente da come abbiamo sempre fatto, spostarci con altri mezzi e per altre strade, consci del fatto che il punto B si può raggiungere non solo tramite il procedimento Y ma da più parti, in modi e con mezzi differenti.

Ciò sarà particolarmente divertente ma anche assai utile, perché la patente potrebbe non essere dove l’abbiamo sempre lasciata ne l’automobile dove l’abbiamo sempre parcheggiata, il nostro distributore di fiducia potrebbe essere chiuso, l’autostrada particolarmente intasata per quell’ora e, appena dopo il casello, il poliziotto al posto di blocco potrebbe avere da ridire sulla nostra luce di posizione sinistra.

In altre parole, dovremo stare attenti a come approcciarci al nuovo, per non trovarci impreparati di fronte a un futuro prossimo che è già qui.

Riprendere il “ritmo” e tornare velocemente alle proprie consuetudini potrà sembrare una soluzione auspicabile (e, in certo modo consolante) ma probabilmente non basterà.

La libertà di agire in modo differente, di prendere in considerazione strade alternative e possibilità diverse di percorrerle, ci darà la possibilità preziosa di indagare sulla realtà nuova che ci troveremo davanti.

Se con l’intento di “agire bene”, tutti i nostri sforzi sono sempre stati protesi a evitare l’errore e, per evitare l’errore la cosa migliore abbiamo sempre creduto fosse di agire come si era già agito in precedenza.

Non tenendo conto delle variabili reali potremmo invece incaponirci in determinate procedure e proseguirle come eravamo abituati a fare, fino alle estreme conseguenze.

Nel ripensare alla nostra vita e alle nostre attività quotidiane dobbiamo cogliere l’opportunità di costruire qualcosa di nuovo, senza mantenere necessariamente gli stessi obiettivi e a limitarci a volerli raggiungere con le solite procedure.

Rinunciare alla nostra capacità di sbagliare e di trasformare l’errore in risorsa significa rinunciare alla libertà di cercare strade nuove e procedure alternative per rendere migliori noi stessi e ciò che facciamo.

L’umorismo è in grado di offrirci strumenti molto efficaci per allenarci a comprendere al volo le caratteristiche dell’ambiente che ci circonda, per intuirne i cambiamenti e per affrontarli senza timore ma, anzi, con il divertimento tipico di un approccio ludico.

I paracadute umoristici inoltre, ci consentono di non prendere troppo sul serio gli errori che, inevitabilmente, sono dietro l’angolo e che ci servono per affrontare ogni trasformazione.

Perché non ci sono ruoli, strumenti, competenze che possano in qualche modo garantire la nostra identità: il centro di ognuno di noi sopravvive solo attraverso il cambiamento.

E negli ultimi tempi, il cambiamento, per tutti noi, ha avuto per esempio il volto di un monitor, i colori di una piattaforma per webinar e call-confernce, la velocità di una connessione a fibra ottica e la forma di casa nostra.

Abbiamo imparato cose nuove e ci siamo reinventati spazi, tempi e relazioni con le persone che conosciamo.

In parte abbiamo fatto le stesse cose ma in modo diverso e in parte abbiamo fatto cose diverse ma con lo stesso approccio.

Dobbiamo ammetterlo, per quanto possiamo impegnarci, agire nel modo giusto e avere chiaro lo scopo, non sempre riusciamo a raggiungere il nostro obiettivo nel modo che avevamo previsto.

Anzi, spesso potremmo riuscire a fare ciò che ci proponiamo ma non ci riusciamo, perché non vogliamo provarci in modo diverso da quello cui ci siamo abituati. Preferiamo non fare.

Il fatto è che noi non siamo solo le cose che sappiamo fare, le nostre procedure standard, le nostre competenze, non siamo solo ciò che ci hanno insegnato.

Noi siamo le nostre facoltà, siamo le cose che possiamo ancora imparare a fare e le strade che possiamo ancora scoprire.

Insomma, talvolta le cose che facciamo, per quanto ci impegniamo a farle nel migliore dei modi, non vengono bene.

A volte, per venire bene, devono essere realizzate con l’atteggiamento di chi le fa per la prima volta, con la capacità di adattamento che ogni variabile richiede.

Terminato questo blocco sociale in cui siamo rimasti intrappolati un po’ per disposizione governativa un po’ per senso di responsabilità, ci troveremo di fronte a ostacoli inaspettati e inediti modi per superarli, faremo ancora una volta errori e impareremo utilizzarli per creare cose nuove, ci capiteranno sfortune che sapremo trasformare in sorprendenti colpi di fortuna.

E chiameremo tutto ciò: “miracolo”, come già chiamammo quel fortunato periodo che seguì il secondo dopoguerra.

Per prepararci a tutto ciò, utilizziamo questi ultimi giorni che ci separano al nostro ritorno alla “vita libera” e alleniamoci con alcuni esercizi di elasticità umoristica.

L’umorismo infatti propone 12 stratagemmi di allenamento per rendere più elastico il nostro modo di pensare, di agire nella realtà quotidiana e di porci in relazione con le persone che ci circondano.

Questi spunti aiutano a mantenere quel giusto senso di incompletezza che può consentire di essere sempre pronti a imparare cose nuove e abituano a osservare il mondo da un’angolatura sempre diversa.

Applicandoli quotidianamente (ma, secondo le nuove normative dell’OMS, è ammessa anche un’applicazione saltuaria) ci si allena a infrangere i propri schemi di pensiero, comportamento e relazione, a semplificare i problemi complessi e complicare quelli semplici, a modificare le nostre abitudini private, sociali e professionali e a trovare elasticità mentale e duttilità operativa.

A ciascuno degli stratagemmi va anteposta la frase “ogni tanto” in quanto ben rappresenta l’approccio metodologico corretto per metterli in pratica: con moderazione.

Ci limitiamo qui a presentarne un paio

Modificare le proprie abitudini

Non restate legati alle vostre consuetudini. Ogni tanto provate a fare qualcosa che siete soliti fare diversamente oppure provate a modificare una vostra piccola abitudine quotidiana.

Basta pochissimo e anche per un giorno solo.

Per esempio, se siete abituati a una determinata successione di azioni mattutine (bagno, colazione, ginnastica, ecc…), provate a modificare la successione delle azioni oppure a toglierne o aggiungerne qualcuna.

Se dormite sempre nel lato destro del letto, per una settimana cambiate.

Se siete abituati a portare l’orologio al polso sinistro, per una settimana portatelo al polso destro.

Se utilizzate sempre il mouse del vostro pc con la mano destra, provate per un po’ a utilizzarlo con la mano sinistra.

Oppure azzardate cambiamenti più macchinosi, ad esempio cambiate ogni tanto la posizione degli oggetti o, addirittura, la disposizione dei mobili della vostra stanza.

Acquisire competenze apparentemente inutili

Imparate a fare qualcosa per il puro piacere di farlo, non avete idea di quanto, per la vostra vita e nel vostro lavoro, vi tornerà utile imparare a fare qualcosa di inutile.

Un vecchio adagio consiglia giustamente di imparare l’arte e di metterla da parte e Peter Fisk, genio del marketing, lo conferma dicendo che “punti di vista e aspirazioni, modo di pensare e coraggio di agire in maniera diversa derivano principalmente dalle esperienze fatte al di fuori dell’ambiente di lavoro”.

Cercate di imparare quante più conoscenze e capacità inutili dalle minoranze culturali e/o sociali, prima che queste scompaiano.

Chiedete a vostra nonna di insegnarvi un rimedio per il mal di testa, una poesia imparata alle scuole elementari, una vecchia barzelletta o a vostro nonno di insegnarvi una canzone, un gioco di carte, un segreto per impastare l’esca per le trote.

Oppure, se vi capita, consultate tutorial sulla corretta mungitura delle capre o sull’apicoltura, imparate i fondamenti dell’esperanto oppure il rituale giapponese della cerimonia del tè.

Insomma, imparare cose nuove, specialmente se tali cose c’entrano poco o nulla con ciò di cui vi siete sempre occupati.

Le idee più fresche e originali arrivano da direzioni insospettate.

Alleniamoci, e mentre lo facciamo, pensiamo al monito di Arthur Bloch, secondo cui “Nessuna pianificazione, per quanto attenta, potrà mai sostituire una bella botta di culo” (Legge di Dunn) e proviamo a lasciare libera la nostra mente di trovare nuove soluzioni a vecchi problemi e nuove strade per raggiungere vecchie mete.

Ci sorprenderemo noi stessi quando tutto questo ci farà inventare nuovi problemi e immaginare nuove mete.

 

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