25/03/2020 – L’umorismo: una competenza per momenti difficili

Articolo a cura di Matteo Andreone.

– Qualche mattina ti alzi dal letto e pensi “non ce la farò”. Ma dentro ridi, ricordando tutte le volte che ti sei sentito così. –

La vita di Charles Bukowsky è stata un viaggio pieno di colori, sapori, profumi (e gradazioni alcoliche), di gioie e di momenti squisiti ma anche di fatiche, ansie, paure, dolore, acidità di stomaco e senso solitudine.

Più o meno come la nostra.

Perché nella vita a volte le cose vanno bene, altre volte invece, per un motivo o per l’altro, si mettono male.

Anche per gente come noi, che siamo persone mature, gente in gamba, donne e uomini responsabili e consapevoli del ruolo che ci siamo scelti e faticosamente ritagliati, nella vita come nel lavoro.

Anzi, ogni tanto si mettono così male che di colpo tutto sembra ci si rivolti contro, accanendosi in modo incontrollato e pauroso sulle nostre vite e lasciandoci soli e atterriti di fronte a circostanze impreviste, negative e soverchianti.

Questo capita principalmente per un motivo: perché siamo esseri umani.

Ammettiamolo, pur con tutta la conoscenza e la tecnologia di cui disponiamo, malgrado la nostra evoluzione sociale, culturale e cognitiva e nonostante si sia da tempo usciti dalla naturale catena alimentare, a volte ci sentiamo ancora fragili e inermi di fronte all’incognito e all’inatteso.

Proprio come dovevamo sentirci un paio di milioni di anni fa, come qualsiasi animale, come le piante.

Noi però, anche nei momenti più difficili, quando siamo in balia degli eventi, quando nubi minacciose si addensano sulle nostre teste, quando nemici più o meno visibili insidiano la nostra incolumità e tutto sembra perduto, abbiamo sviluppato una capacità che ci consente di avere un piccolo ma notevole vantaggio su ogni altro essere vivente: noi abbiamo imparato a ridere.

E non è cosa da poco, perché ridere significa comprendere la realtà che ci circonda e riuscire a considerarla da più punti di vista, mantenendo però sempre un sano distacco emotivo. Significa armonizzare con chi ci circonda, condividendo con gli altri il gioco della vita. Significa prendere atto delle singolarità, delle debolezze e dei difetti, propri e altrui, e trasformarli in potenziali risorse e occasioni di connessione relazionale e sociale.

Ridere però, non sghignazzare e neppure sorridere: ridere.

Cioè riscoprire, coltivare e riattivare il proprio senso dell’umorismo. Quello semplice, che da bambini ci consentiva di imparare dai nostri errori, esorcizzare le paure e entrare in sintonia con il mondo degli adulti e quello più evoluto, che ci consente di fare le stesse cose anche oggi.

Oscar Wilde, per cui la vita era “una cosa troppo importante per essere presa seriamente”, lo aveva capito.

E lo sappiamo da sempre anche noi.

Altrimenti non si spiegherebbe il perché la maggiore quantità di umorismo e le sue vette più alte si siano generate sempre quando ce n’era più bisogno, ossia in concomitanza di qualche tragedia, reale, presunta o solo immaginata.

Tragedie sociali, sotto dittature o durante periodi di guerra, carestia o pestilenza, oppure tragedie appartenenti alla sfera personale, date da difficoltà, traumi, fallimenti, paure e inadeguatezze.

Del resto anche Totò, il nostro comico più rappresentativo, sosteneva che “non si può far ridere (ne ridere con intelligenza) se non si conoscono bene il dolore e la fame, il freddo, l’amore senza speranza, la disperazione della solitudine […] e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffellatte, la prepotenza degli impresari, la cattiveria del pubblico”.

E non date retta a chi vi dice che “in certi casi non c’è proprio niente da ridere”, perché è proprio per “quei casi” che gli esseri umani hanno inventato il senso dell’umorismo, hanno imparato a usarlo e ne hanno fatto una precisa competenza emotiva, creativa e relazionale, utile alla propria salute psichica e al proprio rapporto con gli altri.

Insomma, l’umorismo è un senso evoluto e, insieme, una forma di intelligenza che ci consente di realizzare quanto sia grande ciò che ci circonda, quanto siano misteriosi i meccanismi che lo regolano e quanto imprevedibili le conseguenze del suo divenire.

E di sopravvivere lo stesso.

Imparare a comprendere, sempre più e sempre meglio, le cose intorno a noi è il destino e il compito di tutti gli esseri umani.

Così come, quando eravamo bambini, imparavamo a camminare e a parlare, e non saremmo stati in grado di farlo senza i paracadute umoristici del gioco, dell’autoironia e del distacco emotivo, anche da adulti possiamo migliorarci e migliorare le cose intorno a noi grazie a un sano e intelligente approccio umoristico. Per questo ci serve ridere, e per questo abbiamo imparato a farlo.

In un periodo particolarmente difficile come quello che siamo attraversando, in cui il mondo intero si sta fermando di fronte a qualcosa di inatteso, allarmante e troppo grande da contenere e comprendere, ricordiamoci che noi, a differenza degli animali, abbiamo sempre a disposizione uno strumento prezioso a nostra disposizione per reagire nel migliore dei modi.

Perché è proprio in periodi come questo che è necessario comprendere la realtà che ci circonda e provare a considerarla da più punti di vista, mantenendo però sempre un sano distacco emotivo.

È proprio in quesi giorni che è utile cercare e trovare nuovi modi per armonizzare con chi ci circonda, condividendo con gli altri il gioco della vita.

È proprio adesso che è fondamentale prendere atto delle singolarità, delle debolezze e dei difetti, propri e altrui, e trasformarli in potenziali risorse e occasioni di connessione relazionale e sociale.

È proprio qui che occorre abbandonare le proprie consuetudini comportamentali e re-inventarsi, imparando cose nuove e nuovi modi di mettersi in gioco, senza paure, senza  eccessive incertezze e senza panico.

Tutti noi, nei nostri primi anni di vita abbiamo compiuto qualcosa di straordinario, che pareva impossibile: abbiamo imparato a parlare, camminare, ridere, giocare, pensare, mangiare, conoscere noi stessi e relazionarci con gli altri.

Sotto il sorriso dei nostri genitori siamo caduti mille volte e mille volte ci siamo rialzati, abbiamo superato ostacoli, angosce, paure, difficoltà e lo abbiamo fatto proprio grazie a quel sorriso e rispondendo a quel sorriso.

Un sorriso che diceva “dai, coraggio, che cosa sarà mai, tutto questo può essere anche un gioco, rialzati su, non aver paura, ci siamo qui noi, con il nostro sorriso.”

Un sorriso che quando si univa al nostro diventava risata benevola e benefica, una risata liberatoria di relativizzazione di ogni problema e di superamento di ogni difficoltà.

Ora quel sorriso non è più sopra di noi ma ce lo portiamo comunque dentro, e ogni volta che riusciamo a ridere per una nostra paura lo facciamo rispondendo al sorriso che ci ha insegnato a crescere.

Proprio adesso quindi, proprio qui, siamo particolarmente felici di offrirvi in esclusiva alcuni spunti (dodici, per la precisione) di umorismo pratico, che dal prossimo appuntamento andremo ad approfondire, di settimana in settimana, fino alla fine di questa emergenza sanitaria che stiamo attraversando.

Non sarà una raccolta di battute e barzellette sul tema, per quello basterà vi buttiate per qualche minuto al giorno su qualsiasi social e ne troverete più di quante non riuscirete a leggerne, sempre nuove e sempre aggiornate.

Sarà invece, speriamo, un vero e proprio kit di sopravvivenza umoristica in cui potrete trovare suggerimenti utili a allenare il vostro Humor Thinking, strategie umoristiche per aumentare le vostre difese psico-immunitarie e strumenti di ironia positiva adatti a resistere contro i momenti difficili.

Questo dodecalogo non vi difenderà da ciò che sta succedendo in questi giorni ma farà di più: vi aiuterà a difendervi da soli.

Dalla prossima settimana conosceremo e assaggeremo, uno dopo l’altro, dodici tra gli ingredienti che compongono l’umorismo e che, se combinati nel modo giusto, potranno aiutarvi a creare il vostro personale elisir di salute psichica, emotiva e comportamentale.

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2 Commenti

  1. Elisabetta Castagneri marzo 26, 2020 al 5:32 pm - Rispondi

    Aspetto il suggerimento n. 1 come un assetato aspetta un bicchiere d’acqua

    • Widevalue marzo 27, 2020 al 10:16 am - Rispondi

      Buongiorno Elisabetta, non ti deluderemo.
      Riusciremo a dissetarti!
      Buona giornata
      Il Team Widevalue

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