03/04/2020 – Di cosa è fatto l'umorismo… e come si cucina

Articolo a cura di Matteo Andreone.

“Se siete seri siete bloccati. L’umorismo è la via più rapida per invertire questo processo. Se potete ridere di una cosa potete anche cambiarla.” – Richard Bandler

Bandler, l’inventore del Neuro-Linguistic Programming, psicologo e life coach di assoluta notorietà, ha ragione: se vogliamo provare a cambiare una cosa (di interiore o di esterno a noi) il primo passo è quello di provare a riderci su.

Ma Bandler è un linguista, non uno psicologo dell’umorismo, un umorista o un comico, quindi ci indica, nello specifico, solo l’effetto della risata, senza dare troppa importanza al “come” possiamo imparare a ridere.

A noi però interessa proprio questo: il processo creativo che sta alla base dell’umorismo. Approcciando la questione in modo più empirico e procedurale, ribaltiamo quindi la sua osservazione e aggiungiamo che: “Per imparare a ridere di una cosa, di qualsiasi cosa, dovete innanzitutto provare a cambiarla, modificarla, trasformarla, scomporla e rimontarla.”

Sembra facile, invece è un’operazione alquanto complicata perché, nel compierla, occorre essere disposti a mettere in gioco (ma proprio in gioco, cioè con una certa disposizione ludica) sé stessi, ciò in cui crediamo, il modo in cui siamo abituati a agire e reagire, i nostri punti di vista e le nostre emozioni.

Occorre essere preparati.

Ma andiamo con ordine. In questo e nei prossimi articoli presenteremo alcuni ingredienti e altrettanti meccanismi base in grado, se utilizzati in modo corretto, di generare umorismo e di renderlo una risorsa efficace per la propria elasticità mentale, il proprio benessere e la propria capacità relazionale.

Ognuno di questi sarà seguito da stratagemmi applicativi che, spero, potrete trovare utili per gestire e superare meglio questo straordinario (nel senso di non-ordinario) periodo che siamo vivendo.

Prendete queste discorsive lezioni teoriche a distanza (sotto forma di articoli settimanali) come un possibile percorso di crescita personale, da inserire durante la giornata tra un webminar, una conference call, una una serie televisiva, un libro e i vari e svariati momenti di gioco con i vostri figli.

In questo modo potrete distrarvi ogni tanto dalle imprese culinarie, cui vi starete certamente dedicando con dedizione.

Visto che abbiamo parlato di cucina, iniziamo allora usandola come metafora per parlare di umorismo.

Prima di tutto è necessario soffermarci un attimo sui tre elementi base di cui è composta la materia umoristica: quali sono, che cosa li rende così fondamentali e come riconoscerli.

Fatto l’impasto, potremo iniziare a conoscere alcuni ingredienti da aggiungere (in diversa quantità e misura, a secondo dei gusti e della necessità) per cucinare e personalizzare i vostri piatti umoristici.

Infine, proveremo a utilizzare alcuni stratagemmi preparare le vostre personali ricette di sopravvivenza umoristica per momenti difficili.

Va bene, partiamo… e vediamo dove riusciamo a arrivare.

Stiamo vivendo una situazione particolare, mai vista e neppure lontanamente immaginata, è vero: chiusi in casa, obbligati a cambiare abitudini e orari, attenti alle precauzioni sanitarie, spaventati, ansiosi, incerti sul futuro nostro, del nostro lavoro e della società in cui viviamo.

Potremmo mai pensare di ridere di tutto ciò?

Lo riterremmo possibile?

Servirebbe a qualcosa?

Ci aiuterebbe in qualche modo?

Aiuterebbe il nostro lavoro, i nostri cari, gli amici, i colleghi, i clienti, i collaboratori?

Tra qualche settimana sarete in grado di rispondere da soli a queste domande, ve lo prometto. Nel frattempo inizio a farne qualcuna io, alle quali mi auto-risponderò subito.

L’umorismo è un fatto oggettivo o soggettivo? Esistono realtà, situazioni, eventi di per sé umoristici (o comici) oppure umoristica può essere solo l’interpretazione che ne da un soggetto che li osserva o che li vive?

Per farla breve: l’umorismo è nell’occhio di chi osserva o nella parola e nell’azione di chi trasmette?

Semplificando all’estremo, diciamo che è entrambe le cose, anzi, entrambe più una: l’umorismo è sempre un impulso reattivo-creativo personale di qualcuno (per esempio voi) che osserva qualcosa, nasce da un’urgenza interpretativa e relazionale con la realtà che lo circonda e si trasforma in atto sociale, per consentire a questo qualcuno di comunicare con qualcun altro.

Ma cerchiamo di capire un po’ meglio questo fondamentale impasto di tre elementi.

L’umorismo è prima di tutto Pensiero che nasce da un impulso creativo individuale che ci consente di interpretare la realtà in modi differenti ma sempre e comunque plausibili. In questo senso esso ci fornisce di continuo occasioni di rendere più elastica e tollerante la nostra mente: elastica perché non adagiata su un’unica, possibile, interpretazione delle cose e tollerante perché pronta ad accettarne e a renderne plausibile di nuove. L’utilizzo del nostro pensiero umoristico ci consente di fare tutto ciò rendendoci il piacere, solitamente espresso dal riso o dal sub-riso, della scoperta del nuovo, dove per nuovo si intende tutto ciò che è conosciuto ma di cui possiamo trovare un significato inedito, una funzione originale, una differente motivazione. Per fare ciò la nostra mente umoristica de-struttura e scompone quello che osserva, ne mantiene intatte le caratteristiche peculiari e sposta il tutto su un piano parallelo ludico, dove una differente collocazione corrisponde a una differente forma e significato delle cose.

L’umorismo diventa Linguaggio che si sviluppa grazie a un’esigenza relazionale, poiché solo attraverso la collaborazione con l’oggetto stesso della nostra osservazione, intenzionale o no, possiamo allinearci, al fine di dare nuove e plausibili forme a idee, oggetti, atteggiamenti. In assenza di relazione e collaborazione parleremmo di derisione, sberleffo, presa in giro dell’oggetto stesso della nostra osservazione e, quindi, di riso disarmonico, di espressione di piacere finta e non collaborativa. E il riso disarmonico non è mai una reazione-espressione di piacere personale e relazionale ma una strategia (più o meno volontaria) di difesa, aggressione, intolleranza e paura.

 L’umorismo è infine Azione che diventa atto sociale, perché sia l’attivazione del nostro pensiero umoristico sia l’eventuale risata che ne consegue sono dati da un’urgenza comunicativa fondamentale per la convivenza tra individui. Da sempre filosofi, psicologi e responsabili marketing si sono chiesti a cosa (e se) servisse il riso, come risposta fisica a uno stimolo mentale (per la conservazione della specie, per l’evoluzione della razza umana, per migliorare la comunicazione o per vendere un prodotto). Noi qui non ci facciamo domande così esistenziali, a noi serve solo la sua utilità per il mantenimento del proprio benessere psichico, lo sviluppo della propria creatività e il miglioramento della propria comunicazione.

Insomma, per generare umorismo è sempre necessario partire da un pensiero personale, svilupparlo attraverso l’ascolto e l’osservazione attenta di quanto accade e lasciarlo agire nel tempo e nell’ambiente consoni alla sua crescita.

Pensiero, linguaggio e azione: senza la presenza concomitante collaborativa e consequenziale di questi tre elementi l’umorismo non nasce.

E se nasce prende una forma inutile, fastidiosa, a volte addirittura dannosa.

Nei momenti di difficoltà, di incertezza e di paura per il presente e per il futuro, l’umorismo può invece costituire un fondamentale senso di orientamento relazionale, che consente agli individui di allinearsi e condividere idee senza dover necessariamente passare attraverso le gabbie mentali costituite da ideologie, timori, dogmi e manipolazioni.

È sufficiente, come dicevamo, osservare la realtà nel giusto modo, scomporla, spostarla in un ambiente mentale ludico, ricomporla e rigenerarla attraverso una logica parallela plausibile e condivisibile con chi ci circonda.

Come fare tutto questo lo vedremo di volta in volta, nelle prossime settimane.

Per questa settimana vi lascio con un primo, semplice stratagemma per la vostra prima, personale ricetta di sopravvivenza umoristica.

Nell’attivare questo stratagemma tenete innanzitutto presente che l’umorismo non è mai ottimista, non è mai positivo in fase creativa ma lo è solo nei risultati.

In altre parole, possiamo godere dei benefici dell’umorismo che ci produciamo da soli, ma per produrlo dobbiamo essere molto realisti e non attenuare mai le caratteristiche di ciò che stiamo osservando o vivendo.

Per comprendere meglio questo primo stratagemma, prendete spunto dagli amici del marketing e provate a “riposizionare” gli elementi della realtà, anche e soprattutto quelli che vi sembrano irrimediabilmente negativi, dando loro in qualche modo valore proprio per le loro caratteristiche.

È un esercizio per il pensiero, che non dovete necessariamente condividere con gli altri.

Fatelo per voi stessi e cercate di spingervi al di là del buon senso comune e di non temere le idee anche più assurde.

Pensate alle cose più negative che stanno accadendo, osservatene bene tutte le caratteristiche e l’influenza che hanno sulla vostra vita, su quella di chi vi circonda e sulla società in cui vivete e lavorate. Per esempio: “siamo chiusi in casa da un mese e non si sa quanto ancora durerà questa forzata quarantena” oppure “non si riesce a fare la spesa in modo sereno, troppe code ai supermercati” o, ancora, “questo stop prolungato danneggerà l’economia del nostro paese”.

Ora mettete in lista queste affermazioni e inventate per ognuna di esse una reazione che inizi con la parola “benissimo” o equivalente (fantastico, stupendo).

Per esempio:

Affermazione: “Siamo chiusi in casa da un mese e non si sa quanto ancora durerà questa forzata quarantena”

Risposta: “Benissimo! Possiamo finalmente dare un senso al mutuo che abbiamo fatto 12 anni fa. L’incertezza sui tempi, poi, è fantastica, rende tutto meno scontato e prevedibile”

Affermazione:  “Non si riesce a fare la spesa in modo sereno, troppe code ai supermercati”

Risposta: “Fantastico! Questo rende l’operazione più avvincente e consente di prendersi il giusto tempo per decidere cosa acquistare”

Continuate voi, lasciando libera la vostra fantasia. Sbizzarritevi, crescendo il livello di incongruità ma mantenendolo sempre congruo, e lasciate che ogni situazione, anche la più nefasta, possa essere accolta e rivalutata proprio per le sue caratteristiche.

Le reazioni devono essere in qualche modo condivisibili, almeno di prima battuta: non ragionate troppo, non lasciate che il vostro pragmatismo e il vostro senso critico vi censurino ma, nello stesso tempo, restate nei confini della plausibilità.

Avete sempre tutto il tempo che volete per drammatizzare, prendetevi qualche minuto della giornata per alleggerire.

Allenatevi durante la settimana e, se trovate difficoltà, fatevi aiutare dai vostri bambini.

Mi raccomando, se vi viene fuori qualche spunto interessante, condividetelo con noi.

Ricordatevi che l’umorismo è una delle poche cose che, quando è condiviso, si moltiplica.

Un po’ come un virus… ma che fa bene al cuore, ai polmoni e alle relazioni.

 

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