27/03/2020 – L’effetto dell’incertezza

Articolo a cura di Stefano Monti.

H.P. Lovercraft, uno trai maggiori scrittori di letteratura horror, una volta ha scritto: “Il sentimento più forte e più antico dell’animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto. .”

Il nostro cervello è estremamente vulnerabile di fronte all’incertezza.

L’incapacità di tollerarla è un aspetto centrale dell’ansia e degli attacchi di panico e si ipotizza che la paura dell’ignoto sia la paura fondante dell’esperienza umana, quella che dà origine a tutte le altre.

Non a caso la capacità di navigare in tempi di incertezza è la caratteristica saliente di una mente resiliente.

Le ragioni di questa centralità dell’incertezza vanno ricercate nella storia evolutiva dell’uomo.

Sebbene siamo inclini a percepirci come uomini moderni ciò che siamo è il frutto di un’evoluzione che dura da milioni di anni e il nostro cervello, così come lo consociamo, ha preso forma centinaia di migliaia di anni fa.

Questo significa che le forze evolutive che l’hanno plasmato sono state quelle che garantivano la sopravvivenza in un ambiente completamente diverso dal nostro dove i fattori critici non erano legati alla capacità di analizzare razionalmente le situazioni ma, semmai, al tenersi istintivamente fuori dai pericoli e dai guai.

Per farlo l’uomo primitivo aveva un criterio principe: diffidare di ogni incognita.

Ogni rumore sconosciuto e ogni ostacolo alla vista potevano nascondere un pericolo mortale.

In un periodo in cui la pandemia legata al Covid-19 sconvolge i nostri ritmi e le nostre abitudini di vita per un tempo indefinito l’incertezza si fa strada e potremmo trovare difficoltà nel metabolizzare tutte le notizie negative che riceviamo e mantenere contemporaneamente un equilibrio emotivo e cognitivo.

Non c’è quindi da stupirsi nell’osservare comportamenti irrazionali.

Fortunatamente ci sono degli insegnamenti che si possono trarre da quanto sappiamo sugli effetti dell’incertezza, inclusi anche dei consigli utili su come gestirla.

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Reviews Neuroscience ci spiega che la grande sensibilità che abbiamo nei confronti dell’incertezza ha l’effetto di sconvolgere molti dei processi mentali che governano le nostre azioni quotidiane.

Si crea un conflitto nel nostro cervello che può indurre sia uno stato di iper vigilanza sia un’eccessiva reattività emotiva di fronte a esperienze o informazioni negative.

In altre parole l’incertezza è benzina per la preoccupazione e porta le persone a vedere minacce ovunque rendendo più probabile una reazione emotiva eccessiva. Combattere con l’incertezza.

Gestire l’incertezza è talvolta più difficile che non confrontarsi con le proprie peggiori paure.

Si è osservato che in occasione di biopsie tumorali i livelli di ansia tendono ad essere massimi non dopo ma prima della biopsia.

Avere una risposta e qualcosa su cui focalizzarsi sembra dare alle persone un senso di controllo e rendere la situazione più gestibile, anche nelle situazioni peggiori.

L’incertezza è così fastidiosa che alcune persone preferiscono accettare conseguenze peggiori pur di risolverla.

Se siamo in preda all’ansia ci sono buone probabilità che saremo tentati di fare scelte che sappiamo essere meno ottimali pur di avere una certezza.

Persone diverse rispondono in maniera diversa all’incertezza e molte si fanno sedurre da strategie di adattamento che non aiutano.

Ad esempio le persone che fanno fatica a gestire l’incertezza spesso reagiscono con la preoccupazione.

In qualche modo pensano che preoccuparsi le aiuti a prepararsi a ciò che accadrà. In realtà non è così.

Le ricerche dicono che più le persone si preoccupano più perdono sicurezza nella propria abilità di risolvere un problema e peggiori tendono ad essere le loro soluzioni a quel problema.

Se passiamo ore a preoccupaci del Coronavirus creiamo e rinforziamo connessioni neurali che autoalimentano quella stessa preoccupazione.

Anche il dedicarci alla ricerca di nuove e utili informazioni sull’argomento può essere controproducente.

Un altro studio ha scoperto che le persone possono processare solo una quantità limitata di informazioni e consumarne troppe genera confusione e ulteriore incertezza.

Passare buona parte della giornata a leggere o ascoltare ogni notizia sul virus ha maggiori probabilità di lasciarci confusi o spaventati che non informati.

Cosa succede dentro di noi?

L’incertezza è una minaccia e quando ci troviamo di fronte a un pericolo si attiva il sistema nervoso simpatico e, con esso, i circuiti della sopravvivenza che a livello istintivo stimolano tre tipi di risposte: combatti,fuggi o congelati.

Le modalità sono sempre uguali: in un primo istante si sprigionano adrenalina e noradrenalina che ci danno la sensazione di essere vivi e lucidi e focalizzano l’attenzione e la motivazione.

Se però la minaccia perdura i livelli aumentano e si aggiunge cortisolo che fa focalizzare l’attenzione in maniera esclusiva sulla minaccia annebbiando il resto.

Notare cosa sta succedendo è sempre il primo passo per uscire dalla modalità difensiva.

Ma c’è un’altra cosa che possiamo fare per migliorare la nostra risposta a situazioni stressanti.

Comporta l’attivazione di un altro network nel nostro cervello: il sistema della ricompensa.

Mentre il sistema difensivo cerca delle minacce alla nostra sicurezza, quello della ricompensa scansisce l’ambiente per possibili premi.

La modalità esploratrice è attivata dai sistemi del piacere, quelli che ci premiano. I premi di cui andiamo alla ricerca non sono solo quelli primari, cibo e sesso, ma anche quelli emotivi e sociali.

La prospettiva di un premio ci stimola a cercare di conseguirlo. È il motore dell’innovazione, dell’evoluzione e del progresso. Il cervello ci stimola rilasciando dopamina ed endorfine che producono desiderio e piacere. L’anticipazione del premio crea lo stato mentale esplorativo e con esso arrivano positività, creatività, energia, pensiero divergente.

Trovare le giuste ricompense in momenti di stress e di tensione è fondamentale. Ma quali perseguire?

I soldi attivano i centri del piacere ma solo per un breve periodo.

L’umorismo è un piccolo piacere ma allenta la tensione e se condiviso ci fa sentire connessi agli altri e le ricompense sociali sono dolcetti per il nostro cervello.

Allo stesso modo sono forti il rispetto, l’apprezzamento e l’equità.

Siamo molto sensibili ai segnali di appartenenza, alle lodi e al riconoscimento. Altre potenti ricompense vengono da dentro: senso di autonomia, senso di competenza, avere uno scopo e imparare cose nuove.

In modalità difensiva siamo meno brillanti e flessibili e il nostro cervello dedica alcune delle sue poche energie ad attivare risposte a potenziali minacce lasciando meno risorse per il nostro sistema deliberato, per la nostra razionalità.

Se invece vogliamo attivare la modalità esplorativa e i benefici che porta con sé cerchiamo di scegliere la ricompensa che meglio si adatta al nostro modo di essere e alla situazione che stiamo vivendo.

Proviamo ad esplorarne alcune che potrebbero aiutarci in questo frangente:

Fare qualcosa che ci piace: è una regola generale che aiuta a distrarsi non solo perché ci soddisfa ma anche perché permette di focalizzarsi sul presente.

Ansia e incertezza sono declinate al futuro e portare la mente sul qui ed ora è un antidoto naturale.

Un consiglio in questo senso è provare la meditazione (o rispolverarla se l’avevate già sperimentata). La meditazione non ha necessariamente una connotazione spirituale e stare nel momento può distrarci dalla preoccupazione e da ciò che potrebbe accadere.

Ed è un ottimo allenamento per la nostra attenzione.

Imparare cose nuove: trovare un interesse nuovo che magari si era lasciato nel cassetto.

Visto che siamo costretti in casa potrebbe essere un corso on-line, cimentarsi con un’arte o anche solo sperimentare una nuova ricetta.

Un libro va bene se oltre a distrarci ci insegna qualcosa che abbiamo desiderio di conoscere. La componente importante in questo caso è l’apprendimento…seguite il nostro blog:)

Senso di appartenenza e riconoscimento: i servizi di video chiamata stanno esplodendo. Houseparty, Zoom e i classici Skype e WhatsApp sono usati come non mai. Salutare e chiacchierare con famigliari, amici o colleghi rinforza il nostro senso di appartenenza.

L’uomo è un animale sociale e la socialità ha un grande effetto sul nostro umore.

 Senso di competenza: non solo imparare cose nuove ma anche approfondire conoscenze che già abbiamo offre il vantaggio di rinforzare il nostro senso di competenza, magari condividendo quelle riflessioni con i nostri colleghi o implementandole in un progetto da presentare alla ripresa delle attività della nostra azienda.

Tutti noi conviviamo con un certo livello di incertezza ma di solito non ci focalizziamo su di esso.

Occupare il tempo con attività che alimentano le nostre energie mentali può essere il modo migliore di ridurla a un livello gestibile.

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“Le decisioni in situazioni di incertezza: introduzione allo sviluppo del pensiero critico”

 

 

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